Toggle navigation

More posts from this user

L'arte è un istinto.
Un batuffolo di cotone.
Una lacrima di miele.
Una staccionata bianca sullo sfondo del cielo.

L'arte consegna.
Non riceve.

Una pianta di more, un filo di seta, un merlo immobile sul ramo del suo cantare.
Una pietra sul fondo del fiume.
Uno sguardo leggero di neve.
Un riflesso, una fetta di torta, il profumo delle foglie quando il sole cresce dall'alba.
L'arte è questa piccola formica che trasporta una briciola del mio pranzo.
L'arte non aspetta ma in qualche modo rimane.

Io sarò comunque qui ...
L'arte consegna.
Non riceve.

Però è sempre un sì. (Gianluca Nadalini)
Giorno di bellezza furtiva, naufragare di serenità, proporre un sentimento e discutere un'emozione, un giorno di rara generosità, noi insieme come azzurro e aria, come due orecchini, come due caramelle, come due idee al tavolo di un bar ... Allora io mi dico che se il destino ci fa incontrare e non innamorare, potrebbe essere vero anche il contrario. (Gianluca Nadalini)
Hai sempre un debito.
Con il meccanico, con il fornaio, con il barista o con l'amore ...
È sempre un cazzo di debito ... Prima o poi devi pagare.
In qualche modo qualcuno deve riscuotere questo famoso con.
Il con è un benessere quotidiano, una risorsa da risollevare, con il con sei d'accordo quasi sempre, sempre se lo concludi, lo consacri, lo conosci.
Il con è stato oggi, un giorno ... Grazie.
Mani che sanno di mandarino.
Con, noi. (Gianluca Nadalini)
Ti vorrei regalare una pianta.
Così avrai qualcosa da aspettare.
Accudire.
Sperare.
Crescere.
Io a noi vorrei dare un nome.
Innamorati solitari.
Innamorati dispersi.

Poesia protettiva. (Gianluca Nadalini)
(Da: Sette)
C'è l'intenzione è c'è la vita, c'è che forse le controindicazioni non bastano mai, ci sono i camini sui tetti e i falò che ci si canta qualcosa intorno, c'è la vitamina nella frutta e le api che continuano a fare miele con un ronzio felice sulla faccia.
C'è il sentimento, le cerniere lampo, gli accendini che si scaricano, c'è la proprietà, l'affitto, il caso e la cosa, c'è il rimpianto, le considerazioni, le azioni di pace che a me sembrano sempre azioni di guerra, c'è Malick, la narrazione, la poesia, gli occhiali da sole che indossa il divo del momento, un momento, c'è la predisposizione all'arte, il talento e il tormento, c'è un promemoria appeso al frigo, un concetto da analizzare, una formula matematica per tutto, una retta e una curva, la divisone dei beni e dei mali, c'è l'istinto predatorio e chi ancora prega per l'istante probatorio, ci sono le coppie che si tengono per mano e mani che si credono coppie, c'è una che mi piace ma penso che a lei non piaccio io, c'è la minestra riscaldata e le pizzerie d'asporto sotto casa, c'è un mistero e qualcuno che con nonchalance lo risolve, c'è una maglia rigata e una a tinta unita, ci sono Santi, Dei, Diavoli, dirimpettai, direzioni, didascalie, dimestichezza, dilazioni, dinamiche e disarmoniche, c'è che potrei rimanere qui o andare la ...
C'è che non c'è quello che vorresti essere.
C'è l'intenzione e poi mi dicono che c'è anche la vita. (Gianluca Nadalini)
Come due giovani foglie che giocano.
Prima di essere foglie chissà? Eravamo animali o Fiori?

Come due giovani foglie.

Chissà?
Dai! Lo sai ...
Forse ...
Dillo, dillo! Cosa eravamo prima di essere foglie?
Essere umani.
Peccato, speravo fiori o magari farfalle.
Andiamo a giocare.?
Andiamo. (Gianluca Nadalini)
Poi, di sera.
Quando la notte cade sulle mie spalle.
Tutto il mondo diventa una sensazione di leggerezza.
Certo, ho sbagliato anche oggi a non credermi.
Il coraggio rimane sul fondo della pagina a narrare cose vere nelle didascalie delle stelle.
Poi, di sera.
Quando i capelli si sciolgono sulle spalle.
Sento il male lasciare le mie ossa.
Potrei costringermi ad essere felice, una felicità di opache certezze.
Potrei, volendo, rianimare i muri del cuore.
Ma tu sei così lontana, di un lontano quasi egoista.
Fai bene.
Perché deludo ogni volta che non prometto.
Ma sai, quando cade la notte, e non sopporto nemmeno la mia compagnia, ti penso senza dire una parola.
È qualcosa di troppo forte, non posso spiegarti le idee facili.
Poi, di sera.
Quando il libro si chiude per riposare la vista.
Ti leggo.
Ogni volta il mio dito perde il segno.
Certo che ricordo il tuo viso.
Ma sembra tutto inutile.
Non ricordo più il tuo viso.
Adesso, che sembra inutile anche solo provarci.

Com'è vivere in un'altra città? (Gianluca Nadalini)
Ti vorrei raccontare una favola ...
Non succede niente di particolare ...
Una favola di persone frantumate in piccoli pezzi che ritornano a sorridere.

Cioè, non è una gran favola lo so!
Però potrei raccontartela tutte le volte che accade qualcosa, dico così, per ritrovarne anche solo uno di quei pezzetti sparsi dappertutto ... Che ne dici? (Gianluca Nadalini)
Sfinisce ogni fiore, sfiorisce.
Sulla strada la musica di Cash.
Ridenti passioni come se il mondo dovesse finire adesso.
Sono intrappolato in questa periferia di vite metalliche, fabbriche e merda tutto intorno.
Avevo parole per tutti.
Un tempo sapevo cavarmela molto bene.
Una macchina a noleggio, e il confine tra uno stato e l'altro non era mai un problema, non era distanza, non erano mai ore.
Passione pura, quando non pensi fai sempre le cose migliori.
Attraverso campi di cotone, il tramonto ha il suo divagare, nello specchietto retrovisore soltanto le cose da lasciare indietro.
Bisogna vivere per non morire.
Abitacoli fumosi ...
Al prossimo incrocio deciderò la direzione.
Per ora la barba non la taglio.

Se vuoi balliamo.
Se vuoi ci salutiamo qui.
Se vuoi facciamo sesso.
Se vuoi beviamo qualcosa.
La noia è sempre imprevedibile. (Gianluca Nadalini)
Ti ho sognato,
Eravamo a NYC e avevamo un bimbo dagli occhi scuri.
Il sogno era anche un po' erotico (vabbè).
Era a colori.
Tu felice, e devo ammetterlo anche io.
Entrambi bellissimi, nel senso di: "Guarda come stiamo bene, vero?"
Nel sogno non succedeva niente di speciale, c'era un bel panorama, il piccolo che correva nel parco, tu con un maglia adatta alla stagione "Che era più o meno questo periodo", io annusavo l'aria.
Hot-dog per pranzo!
Grande idea!
Ti ho sognato.
Non lo so perché.
Non saprei nemmeno dirti perché arrivano sogni così, all'improvviso, certo che è un bel mistero questa mattina, e sai? Mi ricordo quasi tutto, era proprio così, io e te a NYC con il nostro bambino.
Che strano ... Sembrava ottobre inoltrato.

Buongiorno amica mia. (Gianluca Nadalini)
Emozioni.
Caduti nello stesso sbaglio di credere di "poter amare ancora", troppo grandi ormai, forse troppo egoisti, forse troppo poco per quel che serve a servire, metti una sera che andiamo a letto senza rendere conto a noi stessi, a me non piace così, a me poi deve piacere anche la mattina, certo che ti guardo, ma anche un romanzo è stato scritto per leggerlo, cosa vuoi che sia la noia, cosa vuoi che sia la paura, cosa vuoi che sia fumare qualche sigaretta e sentirsi in colpa davanti a tutte le altre colpe, "sentire qualcosa nei pensieri e non trovarne nemmeno uno per noi", non è il tatto ma la delicatezza che mi fa sentire qualcosa di più, così, un giorno, ho deciso di non fare soffrire più nessuno, ho deciso di mangiare solo, ho comprato un sacchetto di ricordi spendendo le ultime monete d'oro che avevo nel cassetto, ho deciso di guardare ogni cosa spogliando i sogni dalla realtà, rivestendo le mie mani soltanto di brividi lontani ... Così il freddo adesso sembra diverso, sembra un qualcosa di profondo, adesso basta una sciarpa arrotolata intorno al collo, e la consapevolezza di essere soltanto una metà. "Se avessi capito prima, che guardare i treni dal ponte della stazione, quando ero bambino, sarebbe stata la cosa più bella del mondo, probabilmente sarei rimasto la". (Gianluca Nadalini)
Ciao, tutto bene? Il vento sembra soffiare qualcos'altro, cosa c'è? Dico che lo vedo dalla tua faccia e dalle tue dita che continuano a rigirare quel pezzo di carta, lo vedo sai che non stai bene, non stai sul mondo stasera, che vuoi che ti dica? Cosa vorresti sentirti dire? Siamo ubriachi di tristezze e sobri di idee per ricominciare, riordinare, sì ... Come questo tavolo pieno di cerchi e bicchieri, come questa pioggia strana, come non so in realtà come stai, come cazzo stai? No, adesso non ti raccogliere i capelli, tanto non serve a nessuno, nemmeno a te serve, sai cosa ti dico? Ordina quello che vuoi e dimenticati di te per un po', per un secondo, un'ora, il tempo che vuoi o che credi di utilizzare con me ... Sei stata tradita? Bazzecole, il tradimento è qualcosa che non esiste, cioè esiste ma poi passa tutto, tutto e niente, tutto, che secondo me puoi mandare a quel paese qualsiasi città in cui credevi fino a ieri, certo, puoi soffrire o fare finta di scodinzolare come un cane quasi felice, però ricordati che alcune persone sono pesci fuor d'acqua che respirano su spiagge riarse, non hanno orecchie per sentire mari afoni o Sirene stonate come te, dico stasera ... Solo per stasera.

Spacca il tuo istinto con un sorriso!
Poi ripetimi tutto dalla fine! (Gianluca Nadalini)
Forse è quel rosa nel cielo prima del sole, forse è quella luce che sembra esplodere appena dietro le piccole nuvole, forse San Luca che vedo immobile sul colle, forse i teli che ricoprono le coltivazioni nei campi della prima periferia, forse è anche solo un'idea, forse è solo Bologna ormai minuscola alle mie spalle, forse è la foschia della polvere su questa strada sterrata, forse sassi o forse il canto degli uccelli, forse queste rotaie.

Non lo so ... Chissà quante cose sono me.
Quante anime abbiamo dentro. (Gianluca Nadalini)
Ci sono sere che sai ... Dal mattino lo sai che film devi guardare, quale bottiglia stappare. "Nebbiolo"

Va così ...
Ci sono sere e sere.

Tutte le sere lo sai che sei unico ... Nel senso di solo, solitario, oppure un poi, uno soltanto.

Ci sono mattine, che già conosci il luogo della sera.

Il film inizia, sembra tutto semplicemente un perfetto enigma di sbagli risolti. "Lost in Translation". E vorresti sposare Sofia Coppola per sempre ... Dico proprio con l'anello e il pranzo a seguire.

Io vi amo, davvero.
Anche se non sembra.

Scarlett alla finestra ... Che guarda fuori.
Tokyo.

Notte.

Interno anima.
Esterno vivere.
Prima scena ...
Buona la prima.
Condivisione.
Unica. (Gianluca Nadalini)
C'è una luce pazzesca, in questi giorni tutto sembra vero. "Polvere lieve che riposa sugli occhi e sulla bocca". Andare via con questo ottobre. (Gianluca Nadalini)
Vieni qui, che ho un giorno da raccontarti che ti manca, ti preparo la cena, niente di speciale, invento qualcosa al momento, però, apparecchio la tavola con grande eleganza ... Un fiore nel vaso, le posate pulite, i tovaglioli di carta "quelli che assorbono bene", due bicchieri, una bottiglia discreta, il posacenere al centro ... Vieni qui a passeggiare sulle cose normali, che anche se non mi viene bene di vivere, dalla mia vita comunque posso sempre rimediare qualcosa di buono, un piccolo bacio sulla guancia per cominciare, un po' di jazz, una battuta ironica per rompere il ghiaccio, che ho pensato alle cose che non accadono mai come se ogni tanto poi potessero accadere veramente, che mentre rientravo a casa sentivo l'idea di abbracciarti, tipo domani mattina, assonnata e contenta, con la riga del cuscino sulla guancia, con le tue perplessità perdute e ritrovate tra le lenzuola, con qualche possibilità di riuscita, di giorni da rilassarsi con gli occhiali da sole appoggiati sul naso, io che ti chiedo qualcosa e tu che rispondi senza dover per forza dire qualcosa ... Ma vieni qui, appena puoi, appena ti liberi dal lavoro, appena abbandoni la macchina fotografica nella borsa e scatti finalmente immagini diverse, tipo una cena in un appartamento al lume di vita, tipo che qui puoi piangere senza essere giudicata, che puoi ordinare quello che vuoi semplicemente guardandomi negli occhi, che oggi ho cambiato regole per dividere al meglio nuove abitudini, perché una coperta condivisa è già metà di un freddo insopportabile ... Tu vieni qui, sorridi prima di suonare il campanello, sposta i capelli dietro le orecchie, chiedimi di poter andare in bagno perché non hai fatto in tempo a passare da casa, lavati le mani, asciugati il viso, e metti la maglietta che trovi appesa sul termosifone ...
Vieni qui, che ho un giorno da raccontarti.

Foto di : @lulu_withheld (Gianluca Nadalini)
Non potevo non rimanere affascinato dall'uomo che era mio nonno, mentre arrotolava sigarette di tabacco italiano trinciato fine, ogni fumata un tramonto e una storia di trattori, contadini e soldati americani sopra a jeep verdi di speranze belliche, "ma sempre pacifiche".
Non potevo restarmene in disparte mentre l'odore di legna bruciata nel camino, dirigeva una vita di ricordi.
Certe cose non possono, altre riposano, non potevo essere che un poeta felice, tristemente felice.
Un romanzo scritto a metà è qualcosa che in qualche modo richiede una fine, o più semplicemente una storia che del finale se ne frega. (Gianluca Nadalini)
Ho voglia di andare da qualche parte e non tornare più.

Che ne so ... Un posto.
Una città.
Una persona. (Gianluca Nadalini)
Se potessi ti riporterei nel grembo di tua madre, quando ancora non conoscevi questo mondo.
Se potessi ti regalerei il colore meraviglioso di un campo arato, quando nel primo mattino il sole semina luce tutto intorno.
Se potessi ti farei conoscere le traiettorie degli uccelli, quando insieme virano nell'aria e sembra il cielo muoversi con loro.
Se potessi annullerei ogni tua lacrima trasportandola nei drammi dei grandi poeti, per gioco, così, per narrare di storie perfette, così come la penna scrive e la mano disincantata accarezza.
Se potessi mangerei con te mentre sogni cibo per i sogni, accenderei una sigaretta appoggiandola senza preavviso sulle tue labbra, digestioni improbabili.
Se potessi ti farei ascoltare il rumore che sento quando ti penso, un rumore che ami e poi stranamente dimentichi.
Se potessi dirti ti odio, ti regalerei le piccole mele succose di ottobre, ti sorprenderei con una falsa speranza, spingendo ogni tua voglia dentro il tuo bisogno.

Se potessi vorrei essere il tuo specchio quando ti guardi per conoscere chi sei. "Bisbigliano i soffi soltanto per gridare, se potessi una volta almeno, una sola volta ancora un se" (Gianluca Nadalini)
Perché ostacoliamo la nostra vita con ogni mezzo possibile? Possiamo fare tanto ma facciamo sempre e soltanto solo il necessario (forse anche meno del necessario). Ci alziamo, ci laviamo i denti e la faccia (quale?) colazione, poi ci buttiamo dentro ad un lavoro che comunemente non soddisfa la nostra anima, un qualcosa che impedisce a noi stessi di essere vivi. Non parlo per tutti ovviamente, parlo per quelli che si credono sconfitti, sconfitti da una menzogna che è la società, una menzogna costruita a pennello per incastrarci in una mediocrità controllata, una bugia mediatica continua, una pubblicità del non essere. Ma chiunque di noi è qualcosa, questo bisogna ammetterlo, ognuno di noi ha le
potenzialità per salvarsi, ognuno di noi dovrebbe trovare quel coraggio che in altro
modo chiamerei autostima. Molte icone che ci srotolano davanti agli occhi ogni
giorno non sono certo esempi da inseguire, e ripeterò all'infinito inseguire; Molte debolezze
sono come brutte canzoni che, ascoltate cento volte al giorno finiscono nella nostra playlist, nella nostra quotidianità. Ci inculcano gli effetti indesiderati della "libertà" pur non essendo mai stati davvero liberi, non bisogna avere paura di pensare, e non bisogna annuire mentre il nostro Ego si prosciuga come una pozzanghera al sole, perché anche una sola goccia riflette qualcosa, bisogna soltanto dire sì tre volte …
Una volta alla testa, una volta al cuore e una volta a noi … Forse la più importante. "Tutto questo non è assolutamente facile, diciamo che non è come aprire o chiudere un rubinetto ... O sì?) (Gianluca Nadalini)